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Il progetto pilota di Buma/Stemra e Creative Commons Olanda

Buma/Stemra, la collecting society olandese accoglie per prima le licenze Creative Commons avviando un esperimento pilota della durata di un anno.
Buma/Stemra CC.nl banner

Come funziona?

In collaborazione con Creative Commons Netherlands, Buma/Stemra – due collecting society olandesi, come la nostra Siae, ma specifiche per la musica – hanno iniziato la sperimentazione di un nuovo modello che permette ai propri membri di rendere disponibili le loro opere musicali sotto le licenze Creative Commons che non permettono utilizzi commerciali (ovvero quelle con l’opzione “non commerciale”).

Grazie a un progetto pilota della durata di un anno, a partire dal 23 agosto 2007 (data dell’annuncio), i compositori e i parolieri olandesi che pubblicano le loro opere esclusivamente sotto licenze CC possono essere membri della collecting society, autorizzando l’organizzazione alla raccolta dell’equo compenso a loro dovuto per gli utilizzi commerciali dei loro lavori: di conseguenza qualsiasi utilizzo non commerciale autorizzato dalla licenza scelta resta libero e gratuito.

Lawrence Lessig, fondatore di Creative Commons International, ha accolto con entusiasmo la notizia: Questa collaborazione unica e innovativa tra Buma/Stemra e Creative Commons è il primo passo verso una maggiore libertà di scelta nel campo dello sfruttamento delle opere musicali nel mondo digitale.

Paul Keller, Public Project Lead di Creative Commons Netherlands, ha dichiarato: Siamo felici che questo progetto pilota sancisca la fine di uno scenario estremista in cui hai “o tutto o niente”. In questo modo le licenze Creative Commons diventano complementari all’esistente sistema di gestione dell’equo compenso.

Anche Ronald Plasterk, il Ministro dell’Educazione, della Cultura e della Scienza olandese, plaude all’iniziativa: Questo esperimento pilota è in linea con la crescente necessità dei creativi di distribuire le loro opere attraverso le reti digitali. Ora gli autori musicali sono completamente liberi di condividere le proprie creazioni con un vasto pubblico nazionale e internazionale. Contemporaneamente possono godere dei benefici di una gestione delle royalty. La collaborazione tra Buma/Stemra e Creative Commons è unica e senza pari. La collecting society Buma/Stemra ha dimostrato di essere aperta all’innovazione. Grazie a questa collaborazione l’Olanda si conferma la nazione più interessante per gli imprenditori creativi.

Buma/Stemra titola il suo comunicato stampa “Per gli autori musicali maggiori opportunità di promuovere le proprie opere” e si dichiara soddisfatta di questo esperimento pilota che offrirà agli autori musicali maggiore libertà di scelta tra la libertà di utilizzo a scopo no-profit e lo sfruttamento commerciale. La crescita di Internet richiede una sempre maggiore flessibilità nella gestione del copyright. Questo è il motivo per cui Buma/Stemra ha analizzato le nuove possibilità sin dal 2005, attraverso il progetto Flexco, sfruttando gli sviluppi tecnologici per personalizzare i servizi, senza compromettere l’approccio collettivo. Cees Vervoord, direttore del consiglio di Buma/Stemra, ha dichiarato Questa iniziativa è in piena linea con i nostri sforzi per offrire i migliori servizi possibili ai detentori di diritti d’autore iscritti alla nostra società. Speriamo che questo esperimento ci permetterà di offrire agli autori musicali più mezzi per promuovere i loro repertori.

Come funziona

In Olanda esistono più collecting society, due delle quali sono specifiche per gli autori di musica: Buma, per le performance pubbliche, e Stemra, per i diritti di riproduzione meccanica (mechanical rights).
Ne esistono poi di specifiche per i libri, le fotografie e altre tipologie di opere.

Per permettere l’utilizzo delle licenze Creative Commons ai propri autori iscritti, Buma/Stemra ritrasferisce alcuni diritti all’autore. Questo è possibile grazie a una serie di condizioni speciali che sono state al contratto di associazione e che contengono una chiarificazione per l’autore della definizione di utilizzo commerciale delle proprie opere. Questa chiarificazione della distinzione tra utilizzo commerciale e non commerciale non è stata definita da Buma/Stemra, ma è il risultato di lunghe negoziazioni tra la collecting society e Creative Commons Netherlands finalizzate a un compromesso.

Questo passaggio è stato necessario per assicurare:

  • una coerenza nel significato dell’espressione utilizzo commerciale nell’ambito dell’intero repertorio di opere amministrato da Buma/Stemra;
  • per assicurare che l’utilizzo commerciale sia compatibile con le procedure automatiche per la gestione delle royalty attuate da Buma/Stemra.

Oggi i membri di Buma/Stemra, diversamente dal passato, possono utilizzare le licenze Creative Commons, purché siano concordi con la definizione di utilizzo commerciale pattuita tra CC-Nl e B/S. Per Paul Keller questa definizione non è la soluzione ideale, ma è semplicemente un compromesso che consente un importante passo avanti rispetto alla situazione precedente.

Riportiamo una traduzione in italiano, tratta da una traduzione non ufficiale in inglese effettuata da Paul Keller:

In relazione al progetto pilota frutto della collaborazione tra Creative Commons Netherlands e Buma/Stemra, la definizione di utilizzo commerciale è la seguente:

Qualsiasi utilizzo dell’opera da parte di entità con scopo di profitto è classificato come utilizzo commerciale.

Inoltre, in relazione al progetto pilota, distribuire o eseguire pubblicamente o rendere disponibile in internet l’opera dietro pagamento o con altre forme di compenso finanziario (compreso l’utilizzo dell’opera in presenza di qualsiasi forma di pubblicità o attività simili finalizzate alla generazione di profitto dell’utente o di una terza parte) è classificato come utilizzo commerciale.

In relazione al progetto pilota, la definizione di utilizzo commerciale include anche la distribuzione o la pubblica esecuzione o la diffusione online da parte di società di diffusione radiotelevisiva, così come l’utilizzo dell’opera in hotel e strutture fornite da servizi di catering, in luoghi e spazi di lavoro, di vendita all’ingrosso o al dettaglio. Si applica anche a organizzazioni che utilizzano la musica nel loro lavoro o in aggiunta ad esso, come, ad esempio, chiese, scuole (incluse le scuole di danza), istituzioni per l’assistenza sociale ecc.

Per gli utilizzi qui elencati, Buma/Stemra rende disponibili diverse licenze alternative.

L’adesione al progetto è facoltativa: solo i membri di Buma/Stemra che vorranno aderire all’esperimento pilota, per il momento, dovranno concordare con le precedenti definizioni. Inoltre, la definizione è relativa esclusivamente al progetto olandese e non è da intendersi come generale o adottata da Creative Commons International.

Paul Keller ci ha confermato che un autore non olandese può iscriversi a Buma/Stemra e partecipare al progetto pilota, purché non sia già iscritto a un’altra collecting society. Ha anche affermato che sarebbe un interessante esperimento da compiere.
Se siete interessati a partecipare, fatevi avanti! Se ci contattate, possiamo avviare insieme le procedure per l’iscrizione a Buma/Stemra.

Le critiche al progetto

Se la notizia è stata per lo più accolta con entusiasmo e invidia (molti autori non olandesi vorrebbero iscriversi a Buma/Stemra per poter partecipare al progetto), c’è anche chi avanza le prime critiche.

Per Nicola Alcide Grossi, presidente del movimento CostoZero, l’imposizione di una definizione di utilizzo commerciale è assurda e incomprensibile: è preferibile la gestione autonoma dei diritti da parte dell’iscritto alla collecting society.
Noi di Isotype crediamo che, laddove non è mai chiaro come comportarsi, come nei casi di determinazione degli utilizzi commerciali o dell’utilizzo di opere protette in base ai principi di fair use, sia utile definire regole chiare che riducono le incomprensioni e la confusione derivanti da concetti nebulosi. L’importante è che a queste imposizioni si giunga attraverso processi aperti e partecipati.
Forse gli errori di Creative Commons Olanda sono stati proprio quelli di non aver avviato e pubblicizzato, fin da subito, una discussione pubblica nazionale e internazionale, com’è invece stato fatto per le licenze.
In merito, Paul Keller ci ha risposto: Innanzi tutto, non si tratta di una “definizione di utilizzo commerciale”, ma bensì di una chiarificazione di quello che costituisce un utilizzo commerciale, esclusivamente all’interno del progetto pilota. Questo significa che quegli autori che vogliono partecipare al pilota devono concordare con questa chiarificazione, che non sarà utilizzata al di fuori del progetto. La bozza di chiarificazione non è stata un processo pubblico (nonostante abbiamo più volte consultato molti attori coinvolti, come Creative Commons International). Personalmente, dopo l’avvio del progetto, ho reso disponibile a molte liste di discussione pubbliche una ri-traduzione in inglese che è stata oggetto di dibattito, ma non di molte critiche.

Grossi si domanda anche cosa accadrà tra un anno, quando terminerà il progetto pilota. La domanda è lecita, ma, sinceramente, non vediamo alternative alla sperimentazione temporanea di una gestione così innovativa. Auspichiamo garanzie sul futuro delle opere che partecipano al progetto, ma, non avendo sotto mano una traduzione del contratto olandese, non possiamo affermare che non siano già contemplate.
Lo stesso Paul Keller risponde: Supponiamo che l’esperimento venga rinnovato o che si trasformi in qualcosa di strutturato e che ciò non comporti conseguenze negative per gli autori che vi hanno aderito. In caso contrario, gli autori saranno comunque liberi di disiscriversi da Buma/Stemra.
Recentemente ho parlato con un rappresentante della Cisac (l’organizzazione internazionale che rappresenta le collecting society) e ho l’impressione che il modello introdotto dal progetto pilota olandese sarà recepito da altre società degli autori, principalmente nord europee). Questo rende ancora più concreta la mia speranza che, prima o poi, il progetto diventi strutturato.

Per approfondire: